In audizione alla IX Commissione Trasporti, la Federazione degli agenti marittimi sostiene il DDL di riordino della legge 84/1994 e indica alcuni punti per accelerare opere e competitività senza fermare i porti.
Roma, 16 giugno 2026 -Federagenti ha portato in Parlamento la voce dell’utenza portuale promuovendo una rotta chiara per la riforma: pianificazione centralizzata degli investimenti strategici, semplificazioni reali nei processi autorizzativi e più spazio alla finanza privata per colmare il gap infrastrutturale. È la sintesi dell’audizione davanti alla IX Commissione Trasporti della Camera sul DDL A.C. 2925, che riscrive la legge 84/1994 su governance portuale e rilancio delle infrastrutture marittime.
Federagenti ha parlato a nome di un’utenza che pesa: l’organizzazione imprenditoriale del settore marittimo è presente in tutti i 144 porti italiani, associa 16 associazioni territoriali alle quali a sua volta aderiscono circa 500 aziende con oltre 5.000 addetti, e fanno da cerniera tra la totalità dell’armamento estero che scala i nostri scali e una quota rilevante dell’armamento nazionale. Da qui l’urgenza: modernizzare sì, ma senza rallentare operazioni e cantieri.
Il cuore della proposta è la creazione di un “Piano nazionale delle infrastrutture strategiche di trasporto marittimo di interesse generale” (Piano) in capo al MIT-d’intesa con il MEF-, unita a una stazione appaltante unica altamente specializzata, che possa ridurre disomogeneità locali, evitare duplicazioni e fissare priorità e tempi certi. La condizione non negoziabile è la continuità: la riforma non deve “fermare” i porti, ma metterli nelle condizioni di meglio. Inoltre la spinta a modelli di partenariato pubblico-privato diventa leva per nuove opere e manutenzioni straordinarie, in parallelo a transizione energetica, digitalizzazione, adattamento climatico e migliori connessioni retroportuali.
I punti chiave proposti:
- Definire con precisione quali investimenti sono “strategici” (Porti d’Italia S.p.A.) e cosa resta alle AdSP, per evitare sovrapposizioni.
- Regole chiare per il transitorio e il passaggio di procedimenti dalle AdSP a Porti d’Italia S.p.A., salvaguardando continuità operativa.
- Meccanismi antistallo sulle intese necessarie al Piano, così da non rallentare opere urgenti.
- Distinguere nettamente i servizi di interesse pubblico generale dalle attività sul mercato di Porti d’Italia S.p.A.; le opere, una volta realizzate, tornino all’AdSP e siano assegnate con evidenza pubblica.
Federagenti sottolinea la necessità che le decisioni strategiche sugli investimenti siano precedute e accompagnate da un confronto istituzionale non limitato alle Autorità di sistema portuale e agli enti competenti, ma aperto all’intero ecosistema portuale e marittimo. Un coinvolgimento preventivo, snello e non bloccante, ritenuto essenziale per orientare le priorità, intercettare le reali esigenze del mercato e favorire anche la partecipazione di capitali privati.
In sostanza, Federagenti sostiene l’impianto del riordino della 84/1994, chiedendo pochi ma decisivi aggiustamenti per evitare zone grigie e colli di bottiglia: regia centrale, tempi certi, responsabilità definite. È così che i porti italiani restano competitivi e la logistica diventa un vero moltiplicatore per l’economia.



