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Gli effetti della pandemia secondo il Presidente Bucchioni

Gli effetti della pandemia che l’umanità sta subendo sembrano indurre una nuova consapevolezza nelle classi politiche europee ed in particolare in quella tedesca e francese che, piaccia o non piaccia, esprimono una leadership consolidata anche se talvolta prevaricante. È testimonianza dell’evoluzione in corso il diverso approccio nelle crisi del 2008/2011 quando fummo salvati da Mario Draghi che si impose all’Europa con il suo “whatever it takes” ed oggi che vede Germania e Francia aprire al Recovery Fund che non a caso viene definito Next Generation EU. Forse siamo in presenza di un’Europa tedesca che vede l’evoluzione ad una Germania europea.
Il problema per il nostro Paese è costituito dalla cultura di governo che esprime la nostra classe politica.
I recenti provvedimenti ed il dibattito odierno non sono in linea con le esigenze di sviluppo e di produttività del nostro sistema economico: gli 80 euro di Renzi, quota 100 per le pensioni di Salvini, reddito di cittadinanza dei 5 Stelle ne sono testimonianza!
Ed ora ulteriori stanziamenti in deficit per sostegno (sostituzione) ai redditi annullati dal lockdown, l’ipotesi di riduzione dell’IVA, onerosa per il bilancio statale e marginale se non inutile per i consumi, rientrano nelle scelte che penalizzano gli investimenti e caricano di debiti le future generazioni.
L’esercizio di governo comporta una capacità di scelta tra risorse limitate e bisogni infiniti. Le numerose task force, la commissione Colao, gli stati generali di Villa Pamphili offrono più perplessità che fiducia.
Ciò detto sarebbe di grande interesse conoscere i motivi che ritardano l’apertura dei cantieri per 38 miliardi di euro e relativi ad opere infrastrutturali in tutta Italia idonee nel breve periodo a garantire lavoro alle imprese del settore (hanno chiuso 120.000 imprese edili negli ultimi 10 anni) e nel medio-lungo periodo a rafforzare la dotazione infrastrutturale italiana che sta platealmente manifestando le sue carenze in particolare in Liguria.
Sarebbe auspicabile che invece di perdere tempo con iniziative idonee solo a rinviare le indispensabili concrete iniziative privilegiando comunicazione ed immagine si praticasse la concretezza revisionando, ad esempio, il piano della logistica del 2011, modificando il codice degli appalti più volte annunciato, riformando la giustizia ed alleggerendo gli adempimenti burocratici.
Spero che nessuno si strapperà le vesti o criticherà l’Unione Europea quando porrà condizioni all’erogazione degli stanziamenti del Recovery Fund che, va ricordato, sono in gran parte prestiti da restituire.
Lo scenario che si apre per il nostro territorio può essere opportunità storica o definitiva marginalizzazione. Pochi punti ma essenziali: linea ferroviaria Tirreno-Brennero (Pontremolese) da finanziare auspicabilmente con il Recovery Fund; ospedale del Felettino da finanziare con il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) ed il completamento della Variante Aurelia a cura dell’ANAS.
La centralità economica che stiamo perdendo con la decadenza dell’Arsenale Militare può essere recuperata con l’infrastrutturazione del territorio che induce sviluppo logistico, turistico e forse anche industriale.

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